Beni Sascha Horowitz
Lettera aperta a…un amico esoterista
Premessa
In molte culture esistono delle correnti spirituali fondamentali, talvolta e in un certo
senso appaiate:
una esoterica ed una exoterica (per quest’ultima c’è chi utilizza pure la dicitura “esso-
terica”, ma preferisco la prima perché non mi richiama la “Esso”, uno dei maggiori
colossi petroliferi statunitensi, la Eastern States-Standard Oil), ragione per cui dovrei
forse spendere dapprima alcune parole a proposito di queste due correnti principali.
Per dirla in breve e semplicemente: l’exoterismo comprende solitamente correnti spirituali come
le religioni e le svariate sette a loro attinenti, quindi solitamente facilmente visibili, raggiungibili e
comprensibili, ricche di templi, riti e dogmi a cui i fedeli devono sottostare e credere, quindi essere
credenti e praticanti al tempo stesso per potervi partecipare effettivamente.
L’esoterismo (e non alludo all’occultismo, allo spiritismo, a primitive pratiche extra-continentali,
o a nuove stravaganze del New Age, che non c’entrano!), quello che intendo, è invece come una cor-
rente parallela ma sottostante a quella delle religioni. Tanto per darvi un qualche nominativo e per
rendere l’idea:
nel Cristianesimo possiamo trovare tra l’altro il Templarismo, (pare che sotto altra veste sussista
tuttora), poi l’Alchimia (pure essa è riapparsa sotto altre forme) e la Massoneria;
nell’Islam il Sufismo;
nel Giudaismo, la Cabala;
in Cina e per il Confucianesimo, il Taoismo;
in Giappone per il Buddismo, il Buddismo-Zen, e così via dicendo.
Ma dai nomi transitiamo a qualcosa che possa assomigliare a dei contenuti e la cosa più semplice è
di cominciare a dire che cosa non sono o non vorrebbero, dovrebbero essere, perché come sapete
bene tutti quanti “tra il dire e il fare…”
Per esempio: solitamente non sono facilmente visibili, raggiungibili, comprensibili e spesso sono pro-
prio il contrario.
Non tutti sono in grado o interessati ad accedervi, soltanto una minoranza, (per esempio, ho sentito
dire che per il Buddismo-Zen non più del 3 – 5% della popolazione giapponese vi è impegnata e sup-
pongo che anche qui da noi non sia molto diverso).
Ma non soltanto perché ci possono essere degli impedimenti esteriori particolari e di principio, come
diceva già Dante all’inizio del “Trattato Primo” del suo Convivio:
“…la cura familiare e civile, la quale convenevolmente tiene a sé de li uomini lo maggior
numero, sì che in ozio di speculazione essere non possono…”, ma anche perché, a dir poco,
non ognuno ha le doti, le capacità introspettive, inoltre quella di comprendere e saper utilizzare il sim-
bolismo per poter accedere a un ordine di realtà, a dei nessi causali più profondi di ciò che appare a
prima vista.
I cosiddetti segreti esoterici sono meno voluti da qualcuno, che inerenti alla natura dell’ordine di re-
altà al quale appartengono e di cui si occupano gli esoteristi, che non può essere sempre espresso ver-
balmente in modo descrittivo, ma deve essere vissuto intimamente, per identificazione!
Troverete probabilmente più dettagli nella lettera stessa…quindi veniamo al dunque:
Caro amico esoterista (mi permetto di chiamarti così per non fare nomi personali, o utilizzare
falsi nomi),
ti scrivo riferendomi soprattutto a un discorso fatto qualche tempo fa, in cui affermavi che la corren-
te spirituale esoterica della quale fai parte “era adogmatica”, contrariamente all’evidente dogmatismo
delle religioni (ricordo che dogmatismo ha le sue radici nel termine greco dogma, dokeo = opino,
credo, insegno), nelle quali vengono impartiti dei principi fondamentali che non si possono mettere
in dubbio, in cui bisogna credere, avere fede: “è così e non diversamente!”
Ora, una prima osservazione che mi passa per la mente e che potrebbe sembrare un bisticcio di parole,
ma che non ritengo tale:
– se affermi di essere “adogmatico” non fai che affermare il “dogma dell’adogmatismo”, ossia il
tuo dogma sarebbe l’adogmatismo, quindi proporresti anche tu una forma di dogmatismo, inabituale
forse, ma pur sempre un dogmatismo !
Convengo che sarebbe una forma speciale di dogmatismo, perché non avrebbe tutto il rigore, l’esclusi-
vismo, il “sine qua non” delle Istituzioni religiose! Non dovresti credere assolutamente in un qualcosa
“XYZ” di predefinito, però devi pure sottometterti a forme ben strutturate, a riti e miti prestabiliti e
inappellabili. Saranno di un’altra natura, ma pure ci sono!
Con ciò non sto dicendo che riti e miti non abbiano una loro funzione ben precisa e che per certi indi-
vidui non siano un supporto funzionale, ben finalizzato, ma per me hanno un carattere dogmatico,
perché non posso sceglierli, modificarli, adattarli alla mia struttura, non posso diventare creativo,
ma devo permanere nello stato imitativo!
Obietterai forse che “con questi simboli si lavora” ed è ciò che diventa creativo. Posso ammetterlo, ma
bisognerebbe poi vedere come si lavora e tutto sommato per me si è come compresi, compressi in una
“gabbia”!
Quindi non nego che ciò possa fare per te, ma non fa per me.
L’immobilismo non fa per me, anche se mi dirai che con le forme, i riti, i miti che si ripetono, appro-
fondisci le realtà sottostanti.
D’accordo, ma è la costrizione esterna che non mi calza, ho bisogno di scarpe più morbide, sì anche
più comode, scarpe che ho scelto io e che non mi vengono imposte (come quando ero bambino ed
era la mamma che decideva per le scarpe e le comperava anche se non mi calzavano, sia a livello
estetico, ma anche funzionale!)
Obietterai forse che hai scelto di partecipare tu a quella precisa corrente spirituale. Lo riconosco, ma
conosco anche il fatto che prima di entrare solitamente non si conoscono tutte le costrizioni e restri-
zioni che ti attendono! Prima puoi leggere tutti i testi che vuoi, ma quando sei poi “entrato”, solita
mente la realtà si presenta ben diversamente da quanto hai immaginato!
C’è uno strano detto germanofono:
” Und erstens kommt es anders und zweitens als man denkt!”
– Dapprima avviene diversamente e poi (in secondo luogo), di ciò che si pensa!
Così si entra in una corsia simile a quella delle Istituzioni religiose, dove devi accettare, devi aver fe-
de in ciò che ti viene proposto, non hai vie di scampo verso la creatività, che normalmente e nel no-
stro piccolo non fa che riprendere, riprodurre l’inventiva, il modello dell’Infinita Creatività dell’Uni-
verso!
Per cui non oserei mai avventurarmi nell’affermazione di essere adogmatico! Mi sembra invece di es-
sere dogmatico per rapporto al modello creativo dell’Universo perché, se aspiro e propugno la creati-
vità, molto probabilmente lo faccio perché in principio cerco di imitare quella universale che rappre-
senta d’altronde uno dei suoi principi fondamentali !
So long, I am around…
Fine della lettera
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